Roma 25 maggio 1968 ...entrò Hendrix e il pubblico sembrava impazzito


 

...entrò Hendrix e il pubblico sembrava impazzito Roma 25 maggio 1968

 

In quei tempi avevo, in modo anticipato, finito il mio servizio militare.
 Avevo 21 anni, venni a conoscenza della musica di Jimi perché in quel periodo i gruppi musicali italiani e stranieri andavano per la maggiore ed inoltre, anche per questo, molti ragazzi, in modo dilettantesco formavano gruppi musicali che suonavano poi nei piccoli locali di tutta Roma

Decisi di andare al Brancaccio perché tra i miei amici di quel momento, ce ne era uno, Fabio Fasan, che suonava e cantava in un gruppo chiamato i "Naufraghi" e che seguivo sempre quando si esibivano in qualche locale. Il batterista del gruppo era Stefano D'Orazio, diventato poi il batterista dei "Pooh" dal 1971 al 2009.
Ricordo che Fabio mi propose di andare a sentire Hendrix, perché, un suo amico, Ruggero (Stefani), che io avevo già sentito in altre occasioni, faceva parte del gruppo che si esibiva prima di Jimi, i "Fohlks".

 
Al concerto, naturalmente ci andai con Fabio e con gli altri ragazi del suo gruppo
Sinceramente non ricordo se andai il 24 0 il 25, ma sicuramente era di pomeriggio. (ndr.  i Fohlks aprirono  i concerti della Jimi Hendrix Experience al Brancaccio solo il 25 maggio in quanto non erano previsti sul programma ma furono invitati da Hendrix stesso la notte prima al Titan Club dopo una jam session )
L'ambiente era infuocato, perchè tutti i partecipanti allo spettacolo,naturalmente, erano appassionati di quel genere musicale.

Dopo l'esibizione del gruppo in cui c'era Ruggero, finalmente entrò Hendrix e il pubblico sembrava impazzito.
 Lui sul palco era una presenza che immediatamente calamitò l'attenzione di tutti e ricordo che quando iniziò a suonare il primo pezzo, Fabio mi guardò esterrefatto, quasi ipnotizzato. 

 

Mi ricordo che l'eccitazione non mi fece vivere l'esperienza in modo totalmente cosciente, anche perchè, in mezzo a tanta confusione già girava qualche spinelletto.

 Una cosa che mi colpì, perché non mi era mai capitato di vederla, fu che ad un certo punto ebbi l'impressione che suonasse la chitarra con la bocca o i denti?.

Devo dire che ai miei occhi, gli altri membri del gruppo, in quel momento, sembravano figure di secondo piano, perché lui riusciva con la sua musica ad accentrare tutta l'attenzione su di sé.




Quando uscimmo, alla fine del concerto, dal Brancaccio, ero totalmente stordito e per molti giorni con Fabio e gli altri continuammo a parlarne.
Sono passati, purtroppo, 48 anni e ancora conservo dei flash di quel pomeriggio incredibile.
Cosa mi è rimasto? risposta quasi retorica. Il ricordo dei miei 20 anni e la consapevolezza, a posteriori, di aver assistito ad un evento unico.

Giuseppe Gaetano


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